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Il comune di Chiesanuova appartiene a: Regione Piemonte - Città metropolitana di Torino

Personaggi illustri

Massimo Fenoglio

1892-1970 - Chiesanuova


Cattedratico universitario, raggiunse buona fama nelle scienze mineralogiche, tanto da essere chiamato a far parte dell'accademia Nazionale dei Lincei quale socio Corrispondente.
Dopo la laurea in scienze naturali, consegui anche quella in chimica: il che spiega anche la specificità dei suoi studi che lo renderanno assai noto nel campo della mineralogia applicata alle sostanze d'origine organica, abbinamento che prima di lui pareva ai mineralogisti puri un'eresia.
E' da ricordare comunque che Massimo Fenoglio fu, nella prima guerra Mondiale, ufficiale degli alpini, ferito gravemente a una gamba, pluridecorato; aggiungerò che non era di carattere facile, piuttosto scontroso e almeno apparentemente scostante e freddo.
Il che non facilita le carriere in genere e quelle universitarie in particolare.

Dopo una breve esperienza di insegnante presso alcuni istituti tecnici piemontesi, fu assistente di mineralogia dapprima al Politecnico poi all'Università di Torino. Divenne titolare di cattedra nel 1935 come professore straordinario di mineralogia all'università di Messina; un anno dopo fu richiamato a Torino per ricoprire la stessa cattedra nell'ateneo torinese nel quale prestò la sua opera fino al 1963, quando andò in pensione.
Come si è detto sopra il suo valore di scienziato è dovuto alla sua conoscenza congiunta a approfondita della mineralogia e della chimica che lo condusse alla padronanza pressoché assoluta nel settore specifico della giacimentologia; i suoi lavori sono, dai tecnici, indicati come descrittivi-interpretativi e hanno approvato nuove conoscenze sui giacimenti auriferi della Valdossola, su quelli di nichelio e cobalto della Val di Susa, e, con speciali approfondimenti sulla distribuzione del torio e dell'uranio, della zona mineralizzata di Cogne in Val d'Aosta; per quanto riguarda il Canavese, da ricordare i suoi studi sulla presenza di "terre rare" nella scheelite di Traversella.
Sono considerate importanti le ricerche che hanno condotto ad inquadrare le informazioni eruttive del Canavese tra le altre petrograficamente simili delle Alpi Occidentali.
Mentre di argomento prettamente mineralogico e quindi non originale sono i suoi studi morfologici su alcuni cristalli, il contributo più importante dato da Massimo Fenoglio alla mineralogia e quello svolto tra il 1934 e il 1942 riguardante lo studio sui carbonati neutri e basici dai nomi strambi: zaratite, landsforite, nesquehonite, artinite, brugnatellite e così via, che non dicono proprio niente alla quasi totalità degli uomini ma che evidentemente hanno una certa importanza per gli specialisti: tali studi sono da essi ritenuti importanti e pressochè definitivi. L'ultimo suo apporto scientifico è del 1936, per quella che alcuni scherzosamente definirono la "mineralogia senza minerali": lo studio cristallografico di alcune sostanze organiche artificiali come i derivati del bifenile.
Poi un triste, malinconico declino. Non si era sposato, aveva molti estimatori, ma non molti amici. Con la vecchiaia i dolori alla gamba ferita nella guerra si aggravarono, richiesero dolorosi interventi. Una sofferta, lunga agonia accompagnò gli ultimi tempi della sua vita.

Don Martino Chiarottino

1880-1947 - Chiesanuova


Era un prete robusto, di montagna, dal gran buon senso pratico e dalla grande umanità, che si sposavano alla sua bontà semplice, alla sua fede senza domande e senza perché, alla sua ingenuità ricca di poesia e di amore verso tutti gli uomini.
Era stato anche un prete fortunato: sacerdote nel 1907, cappellano a Cortereggio di San Giorgio, vicario nel suo paese natìo, Chiesanuova, nel 1921, ne divenne il primo parroco allorchè (1935) la sede fu eretta in parrocchia.
Un paesello incastonato nel verde, ricco di aria buona e di serenità, che attenuavano un po' la miseria atavica di quella gente, abituata a lavorare sodo e ad accontentarsi di poco.
Di lì ogni mattina, ben prima che la campana della chiesetta suonasse l'Avemaria, uomini e donne scendevano a piedi alle fabbriche di Cuorgnè e alla manifattura di Pont, lasciando a custodir le case, a lavorare i campi, ad accudire il bestiame qualche adulto, molti vecchi e tanti bambini.
Miseria antica, dunque, ma accettata con la serena filosofia della nostra gente, che tuttavia, sotto la guida di don Martino, diede mano ad opere che sono rimaste, e che i ben più ricchi cristiani di oggi non si sognano neppure: come la grande croce di ferro sulla punta Quinzeina, meta di tante gite, di un pellegrinaggio annuale, e punto di riferimento per chi dal piano guarda la montagna.

Don Martino: un prete che non fece nulla di veramente straordinario, ma che fu stupendo per l'amore alla sua gente, per la sua genuina bontà che non immaginava la tragedia della guerra, l'odio degli uomini, lo sradicamento di tanta gente da questa povera terra così teneramente amata.
Si diede da fare per tenere rapporti con tutti quei figlioli mandati a combattere per il mondo, per confortare i rimasti, per aiutarli nelle nuove miserie.
Ma il suo cuore semplice non era preparato al peggio, alla guerra e all'odio portati nella quiete di quel paesino, per cui guida era stato preparato: ma ora alla miseria di sempre s'era aggiunta questa guerra portata casa per casa, nell'interno delle famiglie, nel profondo dei sentimenti.
Combattè anche questa battaglia, implorò comprensione, corse per evitare distruzione e morte tra la sua gente, per ricordare ai fratelli di essere fratelli.
Vide gli incendi e le case inermi, sentì le ferite e le lacerazioni degli animi, condivise fame e paure, cercò un medico per i feriti, portò conforto ai moribondi.
Quando tutto fu finito, quel suo corpo robusto, quel suo cuore generoso, quella sua mente cosi disponibile vacillarono: non avevano esistito alla tensione, ne valsero ricoveri, medicine presenze di amici.
La morte lo colse a Biella, in ospedale, il 7 febbraio 1947.
Quando, rimarginate le sue mutilazioni, Chiesanuova chiese che le spoglie del suo primo parroco riposassero nel suo paese, non fu possibile.
Il campo comune era stato sconvolto, e le sue ossa erano unite a quelle della gente umile, semplice, povera come lui, in attesa della Resurrezione dei Giusti.